Archive for ‘la paura che’

dicembre 12, 2013

Benvenuta nuova vita mia

partenza

Non credevo che fare le valigie fosse così complicato.
Che cosa lasciare a casa?
Che cosa portare nella tua nuova vita?

Ogni sguardo che incroci ti sembra carico di tristezza, ma forse è solo l’immagine riflessa di te stessa, di una realtà che non vuoi guadare in faccia. La realtà che hai costruito in questi mesi fa buchi da tutte le parti, soprattutto quando sorridi e fai credere che sia così bello e liberatorio partire in un altro paese. E oggi hai voglia di portare tutto con te, anche i più piccoli e inutili gingilli che qui hai sempre voluto buttare, vorresti portare ogni minuscolo oggetto, ogni parte di questa casa, queste persone, le mie persone, tutto.
Forse realizzare è difficile e l’unica cosa possibile appare quella di evitare di parlarne, di far finta che sia un dicembre qualunque. Poi quando arriva il momento di preparare le valigie ecco che diventa strano, quasi surreale.

E tutte le bellezze della nuova vita, tutte le cose più gioiose che mi darà questa partenza si annientano quando devi mettere dentro te stessa in queste maledette valigie, a quando dovrai salutare e trattenere le lacrime davanti alla tua famiglia.

Benvenuta nuova vita mia!!!

settembre 4, 2012

Diapositive di te

Il come e il perché un ricordo riaffiori e ti prenda alla gola lo si ignora sempre. I ricordi sono lì e basta. Pronti ad affrontare della benché minima occasione. Per trascinarti verso mondi perduti.
I ricordi, comunque, anche i più belli o più insignificanti, sono momenti di vita sprecati. Testimoni dei nostri atti incompiuti. Riaffiorano come per cercare di trovare una realizzazione.
O una spiegazione.

J.C.Izzo
Marinai perduti

I resoconti stagionali aiutano a capire le tue prossime mosse, a schivare i colpi bassi ed affrontare tutto ciò che non avevi messo in conto.
Ti fermi anche solo per un minuto e guardi alle spalle che cosa ne è stato di te e dei mesi passati.
I resoconti li amo proprio perché ti fanno ricominciare.
A volte pentire.
Sperare.

Così tra una confusione e l’altra, tra giornate trascorse troppo velocemente [qualche volta alienanti, qualche volta ricche di emozioni] vedi passare le diapositive di te stessa a qualche mese di distanza.
TU che ora hai girato le spalle a quell’altra te guardi come una spettatrice.

Sorridi.
Ti arrabbi.
Ti senti delusa di te.
Piangi.
Sorridi di nuovo.

Guardi queste diapositive di te e senti che devi metterti comoda.
… per decisioni prese e discorsi importanti affrontati per la prima volta.
e scoperte che possono anche cambiarti la vita.
… per compromessi accettati di malavoglia con l’onore che ti hanno insegnato in famiglia.
e consapevolezze che una volta o l’altra devi metabolizzare.

E poi

capelli da far crescere per sentirti un’altra.
un chilo in più che a giorni non ti importa di avere.
un conto in banca che chi conosce deride ma che ti fa sentire tremendamente felice [un po’ bambina forse ma felice].

E poi

Scrittori da conoscere con cui andare a pranzo, per cui correre dopo il lavoro giusto per vederli un solo minuto, che pagheresti per ascoltarli un’ora al giorno per tutta la vita.
e pensieri pubblicati, un racconto con una vera forma, parole che fanno ginnastica da sole.

Un resoconto stagionale che è quasi una fine dell’anno.

ottobre 11, 2010

Venduta al tempo

Ho lanciato lontano i miei occhi,
velati da cattivi pensieri
 e cieco sto aspettando sotto la quercia
che il sole vada a dormire sotto le ali dei corvi.
Ho lanciato lontano i miei occhi
e cieco sto aspettando sotto la quercia
che il vento si fermi ad ascoltarmi
e portarmi via.
 
S. Niffoi

  
Da un po’ di tempo non scrivo in questo blog, ma non ho rinunciato a scrivere in altri siti.
non so perché scrivere qui è diventato più PESANTE. In questo piccolo grande mondo NON riesco a mentire, anche se vorrei.
Vorrei scrivere e raccontare di quanto sono felice di svegliarmi ogni mattina senza sapere ciò che fare perché posso “sprecare” il mio tempo come preferisco.
Vorrei scrivere di quanto le mie giornate sono ricche di squilli, telefonate e sms di amiche.
Vorrei scriverlo, anche se non è vero.
 
… perché le vite parallele non mi sono mai piaciute e di stare a perdere tempo per inventare personaggi e maschere di facciata non ho per niente voglia …
 
Il tempo che spreco per me è già abbastanza, non ne serve altro. Posso però regalarlo a chi magari ne ha più bisogno di me.
Eppure mi dispiace non raccontare qualcosa su questo blog. Quanti attimi perduti, pensieri che affollano la mente e mai scritti, ore della mia vita che si perdono senza un perché.
Questo blog lo amo come amo me stessa e non gli posso promettere niente, perché a lui non so mentire. Non posso promettergli di essere PRESENTE e COSTANTE, perché questa promessa non la farei nemmeno a me stessa.
Non posso essere presente, perché se oggi il vento decidesse di portarmi via ne sarei felice.
Non posso essere costante, perché di costante nella mia vita c’è solo l’amore. Il resto si è perso per strada.
DETERMINAZIONE. SPERANZA. OTTIMISMO.
La presenza di me stessa è un peso anche per me che devo sopportarmi giorno dopo giorno nella mia quotidianità alienante e venduta.
Venduta al tempo che faccio trascorrere troppo velocemente senza curarmene.
 
Questo blog è pesante quanto me.

giugno 6, 2010

L’amore non è bello se non è litigarello.

C’è un vestito che mi cerca. Mi guarda. Mi aspetta.
E’ bianco e nero, i colori della mia vita. 

SEVENTY_DonnaIl bianco dei miei sogni, della mia ingenuità.
… del cadere dalle nuvole quando vengo presa in giro, delle battute maliziose che puntualmente non capisco. 
Le parti bianche del vestito sono il mio ottimismo sempre e per sempre. Sono tutto quello che ho di buono.

Il nero fa parte delle incertezze.
… di tutte le rivincite mancate e delle soddisfazioni non prese. Il nero delle lacrime “spese” e a volte vendute per poco. 
Il nero della sensibilità proibita.

E’ un vestito che sa di speranza. L’ho misurato, scelto, indossato per pochi istanti.
Un colpo di fulmine arrivato al cuore, immediato.
Un vestito comprato e poi nascosto.

Non è superstizione, NO!
E’ solo paura.  Paura che se lo vedo lì ogni volta che apro l’armadio l’adrenalina e il cuore inizia a battere forte.
E magari ci resto pure male se salta tutto.

Ed è meglio che quel vestito non sia vicino a me, anche se mi cerca con forza.
Sento i suoi occhi su di me, ma non vincerà lui.
Anche se è amore. 

marzo 28, 2010

Il cervello sciopera

Le persone che amiamo, che frequentiamo continuamente, che incontriamo abitualmente, crediamo di conoscerle; ma cosa sappiamo veramente di loro? Quasi niente, in realtà …

P. Assouline, La cliente

Ho perso la cognizione del tempo. Mi sembra che questi mesi siano trascorsi senza di me.
Febbraio è stato un mese intenso tra esami e scadenze da rispettare, e ora mi chiedo come ho fatto a preparare gli ultimi tre esami, la partecipazione al concorso Bocconi e uscire senza troppi problemi.
È stato un mese di film visti al cinema, una serata al circo senza pagliacci e sfilate di carnevale con maschere che si divertivano e io che guardavo invidiosa.
Sono stati giorni ansiosi per via degli esami che non mi facevano dormire, ma anche giorni in cui ho letto tanti libri che ora tengo nel cuore. 

Sono riuscita a rispettare la promessa di estendere i miei gusti letterari su nuovi versanti – sconosciuti e amabili – e nello stesso tempo è stato bellissimo preparare il progetto per il concorso Bocconi. 
Poi la vittoria, la sorpresa, la cattiveria di chi si vuole prendere meriti che non ha.


mandorlo

È arrivato Marzo e di primavera nessun profumo.
Ogni mattina uno stage poco soddisfacente, ma comunque utile per imparare qualcosa.
E di nuovo l’ansia per l’ultimo esame da sostenere, la voglia di finire, tutti i momenti mancati.
I turni persi in bottega e i pomeriggi a casa di Luisa impegnandoci per non fare merenda. Poi la visita medica e un esito inaspettato, non voluto, debolmente scacciato dalla mente con uno sfrenato ottimismo.
In questi due weekend è stato un sollievo non mettere la sveglia, perché non capitava da lunghi anni.
Le settimane di marzo sono state più leggere perché ho "finito" di studiare, ma non lo sono state tra visite, risonanza, dolori che hanno rovinato tutto, e hanno permesso al tempo di correre troppo veloce.

Ora arriveranno altri mesi importanti e mi chiedo perché non li aspetto e mi sento indifferente a tutto ciò che mi circonda.

È ufficiale che ho spento il cervello, per tutto e tutti.

 

novembre 28, 2009

# dei tempi andati

Vorrei scrivere ogni giorno ….
Vorrei averne il tempo.
… e immergermi in tutti i siti in cui sono iscritta, in tutti gli account che ho creato per motivi differenti.
Perché a controllare soltanto mi sento un’ospite di me stessa.
 
In questo periodo è già tanto se riesco a collegarmi ad internet.
Sto preparando un esame sull’interaction design e il web 2.0, e la prof ha pensato di farci pubblicare ogni lavoro, esperienza, o caso di studio su un blog.
Comico, vero?
Devo usare i blog per studiare. Eppure dovrebbe essere tempo libero.
Ora ogni cosa si rovescia, ogni momento della mia vita diventa ibrido.
Ẻ come sentirsi spoglia di idee, e per me è strano.
Non vedo l’ora di scrivere per il piacere di farlo, e non perché mi è stato commissionato, richiesto, ordinato. NON VOGLIO SCRIVERE per dovere, mi fa sentire “schiava”, incatenata a qualcosa da compiere.
NON VOGLIO SCRIVERE per gli altri.
Punto.
 
Voglio essere scalza & libera come sono sempre stata!

ottobre 10, 2009

Non sempre si può

... perchè spesso SCRIVERE diventa un peso.
agosto 25, 2009

Agosto multifunzione!

Quest’estate è stata rapida e indolore.

Ricordo lo scorso anno, in cui andavo al mare ogni weekend e pensavo solo ad abbronzarmi. Ero più spensierata, e mi godevo le novità del periodo. Lavoravo quanto c’era da lavorare, e mi cullavo nell’apatia.

Questo agosto l’ho sentito diverso da subito. Dopo che il 31 luglio ho finito con gli esami mi sono resa conto che la dinamicità non poteva rallentare di botto, e ho continuato per giorni e giorni a svegliarmi presto come se NON fossi in vacanza. Dopo un po’ ho staccato la spina dallo studio e mi sono sentita per la prima volta dopo mesi FELICE.

… felice di avercela fatta ….

… soddisfatta …

E così sono ritornata indietro nel tempo. Leggere, leggere, e poi leggere. E magari continuare a leggere per altre ore al giorno, ininterrottamente.

Sono andata in biblioteca e mi sono rifornita di libri impensabili, di quelli che non fanno parte dei miei soliti gusti scontati. E se a volte cambio look di capelli per una boccata d’aria fresca, quest’estate ho cambiato generi, titoli, autori letterari.
Mi fa bene! Mi da uno scopo quotidiano, e non mi fa pensare a che ne sarà di me fra qualche tempo.

E mi fa bene perché mi rende libera di rilassarmi fino a sorpassare la noia.

 

È un agosto di tante cose.

Di mare che visito ogni tanto, e serate con le amiche che mi rianimano quando ho poca voglia di parlare. Di Giornate diverse e piacevoli, e mini vacanze semplici ma speciali. È un agosto di lettura estrema fino a tarda notte, e di turni in bottega a ricordarmi il passato recente.

Una visita al Parco dell’Asinara che mi ha fatto innamorare del silenzio di quell’isola, e una sempre più vicina giornata in Corsica a ricordarmi quanto è bello muoversi.


Asinara

Ma è anche un agosto di pensieri e di agonie. Di tutti quei dubbi che mi fanno paura, e della voglia di avere la sicurezza che sto cercando.

… e delusioni aspettate e colte con indifferenza.

 

Quest’anno manca qualcosa dentro di me, e so che non la posso recuperare nemmeno se mettessi tutta l’energia che ho dentro.

Non mi dispiace sentire quest’ansia addosso, un giorno doveva arrivare!

giugno 28, 2009

Paese che va, paese che vieni …

Le ore scorrono studiando analisi delle politiche urbane.

Un libro pesante, sociologico e letto con l’ansia dei pochi giorni di tempo per preparare l’esame. Eppure, sarò matta, ma a me queste cose che leggo piacciono.

Mi sembra di spostarmi dalla mia stanzetta e correre tra luoghi che non conosco. Luoghi che non ho mai visitato e che ho sempre avuto voglia di respirare.
… Come se ogni qualvolta toccassi le parole di quelle pagine, io potessi vedere nuove vite.

Mi piace pensare che un giorno, in un futuro lontano, potrò visitare Tokyo e New York, città globali per eccellenza. Mi piace pensare che una linea progettuale non resti campata in aria, e la metropolizzazione di cui tanto si parla la sentissi veramente mia.

Perché conoscere le città, la sradicazione culturale di certi popoli, la dislocazione post industriale le vorrei sentire almeno per una volta mie.

 

E’ capitato di sentirmi dire che non sono uscita dal paesino in cui vivo, e che non conosco certi modi di vivere. Chissà se è veramente così, magari io non mi sbaglio.

…. Perché anche se devi viverci in un luogo per sentirlo veramente tuo, puoi anche conoscerlo a metà se di esso te ne interessi … e magari non sarai mai un newyorkese, ma questo ha importanza?

 

Studiare il consumo delle città mi ha fatto riflettere su un’altra cosa più concreta della voglia di viaggiare. I miei pensieri sono andati oltre all’idea di città, ma come un piccolo picchio martellante mi hanno ricordato il futuro.

Niente sete di Peter pan, però ……………………….è umano chiedermi dove sarò appena laureata?

Gli sgoccioli creano ansie e paure incontrollabili, e “guardare” ad una meta di non ritorno non aiuta.

È probabile che sarò ben lontana da dove sono ora, e lo studio per un esame non dovrebbe ricordarmi certe preoccupazioni.

Uffa, uffa, uffa.

Visitare una città significa anche consumarla partecipando ai suoi ritmi di vita, ai suoi accadimenti, cogliendo tutti gli stimoli che essa offre, facendone esperienza, scoprendone i luoghi e i riti “segreti”, affiliandosi a essa, patria di un giorno o di una settimana, mito del ricordo e del ritorno.

A.Mazzette,

La metropoli consumata

maggio 3, 2009

Perdermi nei pensieri

Stamattina ho cominciato un nuovo libro. È nella libreria da qualche mese, e appena sveglia ero indecisa su quale iniziare!  Ho letto solo qualche capitolo e dentro di me qualcosa si è risvegliato.

Il protagonista si trasferisce per tre mesi in una cascina in campagna.

Sperduta, silenziosa, pacifica.

È una casa affittata dall’amico appena deceduto, e il protagonista ci va ad abitare “quasi” per caso. Sarà un’occasione per trovare la quiete di cui ha bisogno. E scrivere un nuovo romanzo con tutte i buoni propositi della circostanza. Cosa c’è di meglio di una casa in campagna per ritirarsi nella solitudine e nella scrittura? …

Io non so di cosa parla questo libro, perché ho la strana abitudine di non guardare né trafiletti, né copertine. So soltanto che quella calma di cui parla il protagonista ha risvegliato i miei desideri nascosti.

 

perdermi nei pensieri … di quando ero adolescente e mi chiudevo in camera per scrivere dei racconti (orribili) e speranzosi (ma di che?).

perdermi nei pensieri … di quando credevo in qualcosa che ora non mi appartiene (e se tornassi indietro?) … di giustificazioni inutili e insensate, e di rassegnazione mista a vergogna.

e perdermi nei pensieri … di quando trovavo il tempo per far tutto, prolissa e melanconica (ma perché?) … di quando mi feci regalare una macchina da scrivere e mi esercitavo per ore …

 

Ora mi perdo solo nelle parole insignificanti che ripeto a me stessa ogni giorno … e nella voglia di non abbandonare i sogni e le passioni che ho sempre creduto mi appartenessero.

Ma cosa faccio per non farle sfuggire? NIENTE.