Archive for ‘rabbia’

agosto 16, 2013

Il mio nuovo inizio

A settembre riprenderò a scrivere, ritornerò più carica e felice di prima.

 

novembre 7, 2012

Briciole di niente

Molte volte anche una parola di conforto ti cambia la giornata, ti fa sorridere.
Capita che a seconda di che cosa ti senti dire rivaluti ogni cosa, come se avesse poca importanza aver toccato una macchina per distrazione o continuare a non muovere il ginocchio a un anno e mezzo dall’operazione.  Come se non contasse nulla avere la dermatite al cuoio capelluto da quasi un mese, o essere ingrassata, o dover affrontare un intervento [stupido sì ma sempre da affrontare] in primavera.
Tutto questo può assumere un significato diverso, può anche trasformarsi in ottimismo se si ricevesse una parola di conforto.

Forse ti aiuterebbe a non pensare alle tue colpe, o a sentirti meno “impotente” se non riesci a fare qualcosa che invece vorresti tanto fare. Ti renderebbe più leggera senza doverti guardare allo specchio e dirti due parole di conforto da sola.
E magari penseresti che infondo c’è sempre di peggio!

Non succede.
Sei destinata a dare e ricevere in cambio briciole di niente.

luglio 23, 2012

Spiritually

Quel che hai perso non sai
poi se lo ritroverai …

Spirituality

Alla lunga non puoi fingere di non avere un’anima. 
Una decisione presa è una decisione che devi portare avanti, è come una promessa che fatta a te stessa vale il doppio.
…perché c’è in ballo la tua dignità  e proprio a lei non devi dire no!

Ma non è colpa mia, non posso fare altro che soddisfare i miei desideri; che tanto l’essere ostinati e masochisti a me ha sempre portato ad avere sofferenze doppie.
E poi per cosa?
Non ne vale mai la pena, né quando resisti ad oltranza pur se non dovresti farlo, nè quando eviti di mandare tutto a quel paese per riprendere in mano la tua vera vita.
Non ne vale la pena. 
Nemmeno quest’ennesima volta.

aprile 12, 2012

Se Heidi perde la pazienza

Aspettare che passi.

… perché quando si è nel pieno di una fase di cambiamento [e se in questa fase di cambiamento ci sei dentro fino a sentirti sommersa, confusa e inerme] non puoi fare niente.
Trascorri le giornate in attesa di un segnale, di un aiuto da parte di una persona cara che ti conosce bene, attendi una parola di conforto.

E anche se tutto dipende da me io non sono ancora pronta. Ho pensato tante volte di scrivere per consolazione, ma non sapevo come farlo. Le parole non erano mai abbastanza. Il peso che sento non riesco a sconfiggerlo e mi sembra di lottare contro qualcosa che non ha una soluzione.
Mi accorgo che l’unica decisione sensata che potrei prendere in questo momento è quella di andarmene e lasciar perdere.

… perché non si può lavorare nove ore al giorno con persone che si mettono in competizione con te solo perché hai una laurea e un cervello migliore di quello che hanno loro. Non si può lavorare con persone che ogni giorno hanno un carattere diverso, un pensiero completamente opposto a quello del giorno prima, con chi sfoga le proprie frustrazioni sugli altri perché appaiono sereni ed equilibrati.
Si tratta di una lotta contro il tempo e mi chiedo quanto resisterò.
E non è colpa mia se ho costruito tante belle cose, se le persone mi vogliono bene. Questo non può essere un peso. Non è una colpa essere amata e stimata. Sono stanca di sentire commenti cinici e invidiosi sul mio stile di vita, così come sono stanca di essere sgridata per qualcosa che non ho fatto. Sono stanca di stare a contatto con gente che parla sempre degli altri senza farsi un esame di coscienza, con gente ottusa che crede di avere una posizione ed è convinta di poter esercitare su di me un qualsiasi potere. Non ho studiato per farmi zittire e comandare a bacchetta come se fossimo ai tempi del fascismo, non sono obbligata a stare in silenzio.

Non sono più capace di stare a contatto con persone mediocri e superficiali che sfogano la loro insoddisfazione su di me. Non sono più capace di andare avanti e stringere i denti con il sorriso.
Di ascoltare in silenzio.
Di fare spallucce alle provocazioni.
Di doverla pensare per forza come gli altri.

La mia vita la vivo diversamente e non voglio confondermi con certi meccanismi malsani. Non ho più voglia di essere chiamata Heidi da persone che non sanno nulla di me.
È arrivata l’ora di tirarsela.

gennaio 25, 2012

Spegnere la luce e ascoltare un po’ di musica

Vorrei che fosse oggi in un attimo già domani,
per reiniziare per stravolgere tutti i miei piani,
perché sarà migliore e io sarò migliore,
come un bel film che lascia tutti senza parole.

T. Ferro, La fine 

In questo mese di gennaio ho letto molto. Ho letto romanzi diversi per non pensare.
Quando ero nostalgica e triste prendevo un libro frivolo e spiritoso, quando ero serena e rilassata mi mettevo a leggere qualche pagina di un libro complicato e riflessivo.
Leggere mi ha aiutato a non pensare alla mia vita, mi ha fatto dimenticare che più passano i giorni più la mia sete di sogni svanisce.

Svanisce tutto.

L’ambizione. La speranza. Le illusioni.

Svanisce il percorso di studi, la lotta contro tutti quelli che credevano stessi perdendo tempo. Resta ben poco a cui aggrapparsi.

Trascorrere il mio tempo a leggere è come premere il tasto pausa e lasciare tutto com’è. Far scorrere via dal mio sangue assetato di più passioni e sogni tutto ciò che rende le giornate più dure, questa vita più dura.

… perché si può abbassare la testa con stile ed eleganza, ma ci si sta sempre piegando e lo si deve accettare con il groppo in gola.

Poi arriva un giorno in cui ti scoppia la testa, arriva una settimana in cui devi farti carico di silenzi svuotanti e indifferenti. In quel preciso momento non hai più voglia di leggere.

Non hai voglia di nascondere il viso sotto il cuscino né di accantonare le tue piccole e rare certezze. In quel giorno così tanto strano hai voglia solo di urlare, urlare a squarciagola che tutto questo NON è giusto.
Non è giusto e non lo meriti.

Non è giusto perché dev’essere sempre tutto in salita e devi puntualmente far credere che va tutto bene, che sei intoccabile.

Il cuore si sgretola pian piano e vorresti soltanto spegnere la luce e ascoltare un po’ di musica.

settembre 17, 2011

Aspetto la rinascita

Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita.

Philip Roth

Non dimentico di avere un blog su cui posso parlare liberamente di me. Spesso non scrivo proprio per questo. E’ molto più semplice fare finta di niente, lasciare perdere, non ricordare quanto le giornate siano piene di cose da dire. Non scrivo perchè significherebbe lasciare una traccia indelebile di questa mia nuova vita.

Aspetto la rinascita.

marzo 9, 2011

Una pedina come tante

In questi mesi non sono nè partita nè mi sono stancata di scrivere.
Sono stati mesi di rodaggio, mesi in cui giorno dopo giorno “ho dovuto” capire dove stavo andando.
… perché ogni cosa accade quando è stabilito … [forse]
… perché magari devo percorrere questa strada per poi capire se è quella sbagliata.
Eppure non è passato molto tempo da quando mi lagnavo di stare a casa, ho scritto per avere qualche soldino in più, e poi …………………….. ho trovato lavoro!
Così, dal nulla.
Sono uscita dalla palestra e ho trovato nel telefono un sms di un caro amico che mi chiedeva se stavo già lavorando e se nel caso ero interessata a fare una chiacchiererata per un ipotetico lavoro. Senza dargli troppa importanza ho vissuto una bella fine dell’anno e ho pensato a quanto è bello ricredersi sulla vita.
… perché a fine anno tutto quello che avevo perso l’ho ritrovato.
A POCO A POCO.
Con gioia e amore.

E poi è arrivato gennaio, un mese esplosivo e frettoloso, di quelli che non ti danno il tempo di capire che quel mese lì non lo rivivrai MAI più, un gennaio che in questo preciso momento vorrei sentire appiccicato alla mia pelle, per ricordare cosa si sente a non essere più studentesse, ad inserirsi nel mondo del lavoro e non poter tornare più indietro.
Cambiare vita senza decidere.

Non poter scegliere su niente, accontentarsi.
E ri-apprezzare il silenzio. Tornare indietro con gli anni e amare nuovamente il silenzio.
Lavorare. Ascoltare.  Capire come funziona.
Capire che è bello sentirsi indipendenti e uguali agli altri, ma è anche tutto troppo veloce, e abituarsi non è facile.

Non è facile sentirsi uguale agli altri, alienarsi a certi schemi, alla quotidianeità invernale di un lavoratore; non è facile capire che sei diventata una pedina come una delle tante.

Eppure per certi aspetti è anche bello.
E’ bello sapere che riceverei uno stipendio alla fine del mese, che sei finalmente libera di fare tutto ciò che vuoi.

Mi devo solo abituare ad essere ufficialmente una lavoratrice.

novembre 17, 2010

schiaffi a cinque dita

Capì al volo che da noi le parole sono piombo, riso e lacrime
capì che contano più della vita e della morte.
Da noi le parole sono tutto: la vita che nessuno vive,
l’attesa di un motivo per attaccare o subire, la morte che nessuno vuole.

Salvatore Niffoi

Come spesso mi succede nell’ultimo periodo provo vergogna.
Vergogna per i giovani che non hanno speranze. Per chi crede che si lavori solo se conosci qualcuno “che ti offre” un bel calcio nel sedere. Per chi non crede in quello che fa. Per chi fugge dal proprio destino perché è più semplice, e trova una scappatoia, una qualunque.
Ogni giorno che passa la lista su tutto lo schifo che vedo e provo aumenta.

Ed è per questo che adoro i cinici.
Adoro chi non crede più [o chi non ha mai creduto], chi vive guardandosi sempre le spalle, chi pensa che gli amici non esistono, perché sono proprio i primi a ferirti.
Adoro chi non ci gira intorno, chi si adatta al sistema, chi non moralizza su una meritocrazia che non esiste né mai esisterà, chi non sa cosa è il buonismo ma ha vissuto senza rispettare le regole ed è andato avanti.
E passo i giorni a chiedermi qual è il segreto per smettere di pensare, per smettere di sentirsi stanchi di questo meccanismo.

… che di lezioni da persone ciniche ne prenderei volentieri senza pentimenti né perché … e di schiaffi a cinque dita ne vorrei molti, per smettere di essere quella che sono.

Mi chiedo quale sarà la mia strada, quando mi stancherò di lottare e aspettare, mi chiedo quando toccherà agli altri vergognarsi. Vergognarsi per i giovani senza speranze. 

ottobre 11, 2010

Venduta al tempo

Ho lanciato lontano i miei occhi,
velati da cattivi pensieri
 e cieco sto aspettando sotto la quercia
che il sole vada a dormire sotto le ali dei corvi.
Ho lanciato lontano i miei occhi
e cieco sto aspettando sotto la quercia
che il vento si fermi ad ascoltarmi
e portarmi via.
 
S. Niffoi

  
Da un po’ di tempo non scrivo in questo blog, ma non ho rinunciato a scrivere in altri siti.
non so perché scrivere qui è diventato più PESANTE. In questo piccolo grande mondo NON riesco a mentire, anche se vorrei.
Vorrei scrivere e raccontare di quanto sono felice di svegliarmi ogni mattina senza sapere ciò che fare perché posso “sprecare” il mio tempo come preferisco.
Vorrei scrivere di quanto le mie giornate sono ricche di squilli, telefonate e sms di amiche.
Vorrei scriverlo, anche se non è vero.
 
… perché le vite parallele non mi sono mai piaciute e di stare a perdere tempo per inventare personaggi e maschere di facciata non ho per niente voglia …
 
Il tempo che spreco per me è già abbastanza, non ne serve altro. Posso però regalarlo a chi magari ne ha più bisogno di me.
Eppure mi dispiace non raccontare qualcosa su questo blog. Quanti attimi perduti, pensieri che affollano la mente e mai scritti, ore della mia vita che si perdono senza un perché.
Questo blog lo amo come amo me stessa e non gli posso promettere niente, perché a lui non so mentire. Non posso promettergli di essere PRESENTE e COSTANTE, perché questa promessa non la farei nemmeno a me stessa.
Non posso essere presente, perché se oggi il vento decidesse di portarmi via ne sarei felice.
Non posso essere costante, perché di costante nella mia vita c’è solo l’amore. Il resto si è perso per strada.
DETERMINAZIONE. SPERANZA. OTTIMISMO.
La presenza di me stessa è un peso anche per me che devo sopportarmi giorno dopo giorno nella mia quotidianità alienante e venduta.
Venduta al tempo che faccio trascorrere troppo velocemente senza curarmene.
 
Questo blog è pesante quanto me.

marzo 2, 2010

[forse] un sorriso

Sono stati giorni interminabili.

Ansia, angoscia, tristezza.
Penso ad ogni ora di questa settimana e mi viene da chiedermi: perché?

… che non c’è bisogno di conoscere bene le persone per sapere che, se possono, ti fregano.

… che è una battaglia a chi ti spinge più in fondo, e anche se combatti e resisti non ci sono alternative.

E allora conviene arrendersi, perché non importa se “hai perso”. Ciò che conta è avere la coscienza pulita.

È una magra consolazione, forse.

È sentirti comunque impotente e “stuprata” dei tuoi sentimenti.
Consumarsi dentro non serve, ma non si può costringere il cuore di smettere di stare male.

Perché questi sono stati giorni interminabili.

Rabbia, voglia di vendetta.

… che devo obbligarmi a prendere soddisfazioni che non ho mai voluto …

… che di solito la calma mi appartiene …

In questi giorni sono crollate le sicurezze, la forza e i sorrisi.

Mi sono sentita annientata, annientata dalla cattiveria.

E ingiustizia, sopraffazione, incredulità.

Giorni interminabili.  Si.

E’ la parola appropriata per il mio stato d’animo.

Avevo dimenticato cosa significa non prendere sonno per colpa dei pensieri, aver paura di svegliarsi il giorno dopo.
Avevo dimenticato cosa significa sentirsi spoglia di buoni propositi.

Rassegnazione, amarezza, arresa.

 

Momenti ad aspettare l’ennesimo messaggio con l’ennesima cattiva notizia. E tutto per cosa? Per sporcare una “vittoria” meritata e giusta, fatta di verità.

Tutto per arrivismo, inganni, sete di invidia.

Giorni di pochezze difficili da scrivere.


Ma [forse] un sorriso.


Oggi rivedo il sereno e prendo in mano la mia serenità di sempre. Rido con la mia famiglia per battute complici.

 

Chiudo questo cassetto e gioisco di stare in piedi.

Fiera.