Archive for ‘solitudine’

luglio 23, 2012

Spiritually

Quel che hai perso non sai
poi se lo ritroverai …

Spirituality

Alla lunga non puoi fingere di non avere un’anima. 
Una decisione presa è una decisione che devi portare avanti, è come una promessa che fatta a te stessa vale il doppio.
…perché c’è in ballo la tua dignità  e proprio a lei non devi dire no!

Ma non è colpa mia, non posso fare altro che soddisfare i miei desideri; che tanto l’essere ostinati e masochisti a me ha sempre portato ad avere sofferenze doppie.
E poi per cosa?
Non ne vale mai la pena, né quando resisti ad oltranza pur se non dovresti farlo, nè quando eviti di mandare tutto a quel paese per riprendere in mano la tua vera vita.
Non ne vale la pena. 
Nemmeno quest’ennesima volta.

gennaio 25, 2012

Spegnere la luce e ascoltare un po’ di musica

Vorrei che fosse oggi in un attimo già domani,
per reiniziare per stravolgere tutti i miei piani,
perché sarà migliore e io sarò migliore,
come un bel film che lascia tutti senza parole.

T. Ferro, La fine 

In questo mese di gennaio ho letto molto. Ho letto romanzi diversi per non pensare.
Quando ero nostalgica e triste prendevo un libro frivolo e spiritoso, quando ero serena e rilassata mi mettevo a leggere qualche pagina di un libro complicato e riflessivo.
Leggere mi ha aiutato a non pensare alla mia vita, mi ha fatto dimenticare che più passano i giorni più la mia sete di sogni svanisce.

Svanisce tutto.

L’ambizione. La speranza. Le illusioni.

Svanisce il percorso di studi, la lotta contro tutti quelli che credevano stessi perdendo tempo. Resta ben poco a cui aggrapparsi.

Trascorrere il mio tempo a leggere è come premere il tasto pausa e lasciare tutto com’è. Far scorrere via dal mio sangue assetato di più passioni e sogni tutto ciò che rende le giornate più dure, questa vita più dura.

… perché si può abbassare la testa con stile ed eleganza, ma ci si sta sempre piegando e lo si deve accettare con il groppo in gola.

Poi arriva un giorno in cui ti scoppia la testa, arriva una settimana in cui devi farti carico di silenzi svuotanti e indifferenti. In quel preciso momento non hai più voglia di leggere.

Non hai voglia di nascondere il viso sotto il cuscino né di accantonare le tue piccole e rare certezze. In quel giorno così tanto strano hai voglia solo di urlare, urlare a squarciagola che tutto questo NON è giusto.
Non è giusto e non lo meriti.

Non è giusto perché dev’essere sempre tutto in salita e devi puntualmente far credere che va tutto bene, che sei intoccabile.

Il cuore si sgretola pian piano e vorresti soltanto spegnere la luce e ascoltare un po’ di musica.

marzo 9, 2011

Una pedina come tante

In questi mesi non sono nè partita nè mi sono stancata di scrivere.
Sono stati mesi di rodaggio, mesi in cui giorno dopo giorno “ho dovuto” capire dove stavo andando.
… perché ogni cosa accade quando è stabilito … [forse]
… perché magari devo percorrere questa strada per poi capire se è quella sbagliata.
Eppure non è passato molto tempo da quando mi lagnavo di stare a casa, ho scritto per avere qualche soldino in più, e poi …………………….. ho trovato lavoro!
Così, dal nulla.
Sono uscita dalla palestra e ho trovato nel telefono un sms di un caro amico che mi chiedeva se stavo già lavorando e se nel caso ero interessata a fare una chiacchiererata per un ipotetico lavoro. Senza dargli troppa importanza ho vissuto una bella fine dell’anno e ho pensato a quanto è bello ricredersi sulla vita.
… perché a fine anno tutto quello che avevo perso l’ho ritrovato.
A POCO A POCO.
Con gioia e amore.

E poi è arrivato gennaio, un mese esplosivo e frettoloso, di quelli che non ti danno il tempo di capire che quel mese lì non lo rivivrai MAI più, un gennaio che in questo preciso momento vorrei sentire appiccicato alla mia pelle, per ricordare cosa si sente a non essere più studentesse, ad inserirsi nel mondo del lavoro e non poter tornare più indietro.
Cambiare vita senza decidere.

Non poter scegliere su niente, accontentarsi.
E ri-apprezzare il silenzio. Tornare indietro con gli anni e amare nuovamente il silenzio.
Lavorare. Ascoltare.  Capire come funziona.
Capire che è bello sentirsi indipendenti e uguali agli altri, ma è anche tutto troppo veloce, e abituarsi non è facile.

Non è facile sentirsi uguale agli altri, alienarsi a certi schemi, alla quotidianeità invernale di un lavoratore; non è facile capire che sei diventata una pedina come una delle tante.

Eppure per certi aspetti è anche bello.
E’ bello sapere che riceverei uno stipendio alla fine del mese, che sei finalmente libera di fare tutto ciò che vuoi.

Mi devo solo abituare ad essere ufficialmente una lavoratrice.

novembre 17, 2010

schiaffi a cinque dita

Capì al volo che da noi le parole sono piombo, riso e lacrime
capì che contano più della vita e della morte.
Da noi le parole sono tutto: la vita che nessuno vive,
l’attesa di un motivo per attaccare o subire, la morte che nessuno vuole.

Salvatore Niffoi

Come spesso mi succede nell’ultimo periodo provo vergogna.
Vergogna per i giovani che non hanno speranze. Per chi crede che si lavori solo se conosci qualcuno “che ti offre” un bel calcio nel sedere. Per chi non crede in quello che fa. Per chi fugge dal proprio destino perché è più semplice, e trova una scappatoia, una qualunque.
Ogni giorno che passa la lista su tutto lo schifo che vedo e provo aumenta.

Ed è per questo che adoro i cinici.
Adoro chi non crede più [o chi non ha mai creduto], chi vive guardandosi sempre le spalle, chi pensa che gli amici non esistono, perché sono proprio i primi a ferirti.
Adoro chi non ci gira intorno, chi si adatta al sistema, chi non moralizza su una meritocrazia che non esiste né mai esisterà, chi non sa cosa è il buonismo ma ha vissuto senza rispettare le regole ed è andato avanti.
E passo i giorni a chiedermi qual è il segreto per smettere di pensare, per smettere di sentirsi stanchi di questo meccanismo.

… che di lezioni da persone ciniche ne prenderei volentieri senza pentimenti né perché … e di schiaffi a cinque dita ne vorrei molti, per smettere di essere quella che sono.

Mi chiedo quale sarà la mia strada, quando mi stancherò di lottare e aspettare, mi chiedo quando toccherà agli altri vergognarsi. Vergognarsi per i giovani senza speranze. 

aprile 25, 2010

Basta la solitudine

Volevo tempo per me. Stare a casa da sola.
Oggi è un giorno di festa, importante. Un giorno di libertà.
Di libertà, però, poco ho sentito.
I pensieri li ho tenuti nascosti dentro me, e il sorriso sulle labbra l’ho lasciato come biglietto da visita per ogni cosa.
Eppure questa giornata doveva essere diversa.
Leggera.
Libera.

Il tempo per me non c’è.
E mi sento egoista, lo so, però ho bisogno di parlarne.
Ho bisogno di me e solo di me, perché gli altri sono troppo occupati a pensare a se stessi, e non ho voglia di disturbare. Mi sento egoista, lo so, però non posso nascondere che oggi mi BASTAVA la solitudine.
 
… che oggi non avevo voglia di ascoltare per ore i problemi degli altri. Non avevo voglia di ricevere tre telefonate di “richiesta di aiuto”.
 
Certe volte l’aiuto lo vorrei io.
Vorrei che mi chiedessero come sto veramente, e vorrei togliere il sorriso stampato sul viso.
Vorrei essere consigliata e non sentirmi sempre la persona di fiducia che ti soccorre quando stai per cadere.
E vorrei si capisse che i ruoli NON sono sempre determinati dal carattere di una persona.
Oggi  il ruolo della ragazza forte non lo sento mio, non mi si cucisce addosso.
Perché ho bisogno di essere coccolata e ascoltata.
E vorrei ottimismo.
Sento un peso troppo grande.

E dato che tutto questo manca, mi accontento di silenzio.

[La prossima volta spengo il telefono].

marzo 28, 2010

Il cervello sciopera

Le persone che amiamo, che frequentiamo continuamente, che incontriamo abitualmente, crediamo di conoscerle; ma cosa sappiamo veramente di loro? Quasi niente, in realtà …

P. Assouline, La cliente

Ho perso la cognizione del tempo. Mi sembra che questi mesi siano trascorsi senza di me.
Febbraio è stato un mese intenso tra esami e scadenze da rispettare, e ora mi chiedo come ho fatto a preparare gli ultimi tre esami, la partecipazione al concorso Bocconi e uscire senza troppi problemi.
È stato un mese di film visti al cinema, una serata al circo senza pagliacci e sfilate di carnevale con maschere che si divertivano e io che guardavo invidiosa.
Sono stati giorni ansiosi per via degli esami che non mi facevano dormire, ma anche giorni in cui ho letto tanti libri che ora tengo nel cuore. 

Sono riuscita a rispettare la promessa di estendere i miei gusti letterari su nuovi versanti – sconosciuti e amabili – e nello stesso tempo è stato bellissimo preparare il progetto per il concorso Bocconi. 
Poi la vittoria, la sorpresa, la cattiveria di chi si vuole prendere meriti che non ha.


mandorlo

È arrivato Marzo e di primavera nessun profumo.
Ogni mattina uno stage poco soddisfacente, ma comunque utile per imparare qualcosa.
E di nuovo l’ansia per l’ultimo esame da sostenere, la voglia di finire, tutti i momenti mancati.
I turni persi in bottega e i pomeriggi a casa di Luisa impegnandoci per non fare merenda. Poi la visita medica e un esito inaspettato, non voluto, debolmente scacciato dalla mente con uno sfrenato ottimismo.
In questi due weekend è stato un sollievo non mettere la sveglia, perché non capitava da lunghi anni.
Le settimane di marzo sono state più leggere perché ho "finito" di studiare, ma non lo sono state tra visite, risonanza, dolori che hanno rovinato tutto, e hanno permesso al tempo di correre troppo veloce.

Ora arriveranno altri mesi importanti e mi chiedo perché non li aspetto e mi sento indifferente a tutto ciò che mi circonda.

È ufficiale che ho spento il cervello, per tutto e tutti.

 

dicembre 20, 2009

Consapevolezze e non …

“L’angelo che aveva portato Margaret e i gemelli ritorna a casa nostra con un fratello, Michael. Papà dice di aver trovato Michael sul settimo salino per salire in Italia. Dice che quando si vuole un altro bimbo bisogna aspettare l’arrivo dell’angelo sul settimo scalino.

Malachy chiede come si fa a avere un altro fratello dall’angelo del settimo scalino se a casa tua non ci sono scale e Papà gli risponde che fare troppe domande è un afflizione.

[…] Io questa storia non la capisco perché sono sicuro che un angelo non lascerebbe mai un bambino ammalato sul settimo scalino. Però chiedere a mamma o Papà non serve. Con tutte queste domande, mi dicono, stati diventando quasi peggio di tuo fratello. Và un po’ a giocare”.

Le ceneri di Angela

Frank McCourt

Questo libro mi sta svuotando.

 

agosto 25, 2009

Agosto multifunzione!

Quest’estate è stata rapida e indolore.

Ricordo lo scorso anno, in cui andavo al mare ogni weekend e pensavo solo ad abbronzarmi. Ero più spensierata, e mi godevo le novità del periodo. Lavoravo quanto c’era da lavorare, e mi cullavo nell’apatia.

Questo agosto l’ho sentito diverso da subito. Dopo che il 31 luglio ho finito con gli esami mi sono resa conto che la dinamicità non poteva rallentare di botto, e ho continuato per giorni e giorni a svegliarmi presto come se NON fossi in vacanza. Dopo un po’ ho staccato la spina dallo studio e mi sono sentita per la prima volta dopo mesi FELICE.

… felice di avercela fatta ….

… soddisfatta …

E così sono ritornata indietro nel tempo. Leggere, leggere, e poi leggere. E magari continuare a leggere per altre ore al giorno, ininterrottamente.

Sono andata in biblioteca e mi sono rifornita di libri impensabili, di quelli che non fanno parte dei miei soliti gusti scontati. E se a volte cambio look di capelli per una boccata d’aria fresca, quest’estate ho cambiato generi, titoli, autori letterari.
Mi fa bene! Mi da uno scopo quotidiano, e non mi fa pensare a che ne sarà di me fra qualche tempo.

E mi fa bene perché mi rende libera di rilassarmi fino a sorpassare la noia.

 

È un agosto di tante cose.

Di mare che visito ogni tanto, e serate con le amiche che mi rianimano quando ho poca voglia di parlare. Di Giornate diverse e piacevoli, e mini vacanze semplici ma speciali. È un agosto di lettura estrema fino a tarda notte, e di turni in bottega a ricordarmi il passato recente.

Una visita al Parco dell’Asinara che mi ha fatto innamorare del silenzio di quell’isola, e una sempre più vicina giornata in Corsica a ricordarmi quanto è bello muoversi.


Asinara

Ma è anche un agosto di pensieri e di agonie. Di tutti quei dubbi che mi fanno paura, e della voglia di avere la sicurezza che sto cercando.

… e delusioni aspettate e colte con indifferenza.

 

Quest’anno manca qualcosa dentro di me, e so che non la posso recuperare nemmeno se mettessi tutta l’energia che ho dentro.

Non mi dispiace sentire quest’ansia addosso, un giorno doveva arrivare!

giugno 28, 2009

Paese che va, paese che vieni …

Le ore scorrono studiando analisi delle politiche urbane.

Un libro pesante, sociologico e letto con l’ansia dei pochi giorni di tempo per preparare l’esame. Eppure, sarò matta, ma a me queste cose che leggo piacciono.

Mi sembra di spostarmi dalla mia stanzetta e correre tra luoghi che non conosco. Luoghi che non ho mai visitato e che ho sempre avuto voglia di respirare.
… Come se ogni qualvolta toccassi le parole di quelle pagine, io potessi vedere nuove vite.

Mi piace pensare che un giorno, in un futuro lontano, potrò visitare Tokyo e New York, città globali per eccellenza. Mi piace pensare che una linea progettuale non resti campata in aria, e la metropolizzazione di cui tanto si parla la sentissi veramente mia.

Perché conoscere le città, la sradicazione culturale di certi popoli, la dislocazione post industriale le vorrei sentire almeno per una volta mie.

 

E’ capitato di sentirmi dire che non sono uscita dal paesino in cui vivo, e che non conosco certi modi di vivere. Chissà se è veramente così, magari io non mi sbaglio.

…. Perché anche se devi viverci in un luogo per sentirlo veramente tuo, puoi anche conoscerlo a metà se di esso te ne interessi … e magari non sarai mai un newyorkese, ma questo ha importanza?

 

Studiare il consumo delle città mi ha fatto riflettere su un’altra cosa più concreta della voglia di viaggiare. I miei pensieri sono andati oltre all’idea di città, ma come un piccolo picchio martellante mi hanno ricordato il futuro.

Niente sete di Peter pan, però ……………………….è umano chiedermi dove sarò appena laureata?

Gli sgoccioli creano ansie e paure incontrollabili, e “guardare” ad una meta di non ritorno non aiuta.

È probabile che sarò ben lontana da dove sono ora, e lo studio per un esame non dovrebbe ricordarmi certe preoccupazioni.

Uffa, uffa, uffa.

Visitare una città significa anche consumarla partecipando ai suoi ritmi di vita, ai suoi accadimenti, cogliendo tutti gli stimoli che essa offre, facendone esperienza, scoprendone i luoghi e i riti “segreti”, affiliandosi a essa, patria di un giorno o di una settimana, mito del ricordo e del ritorno.

A.Mazzette,

La metropoli consumata

maggio 3, 2009

Perdermi nei pensieri

Stamattina ho cominciato un nuovo libro. È nella libreria da qualche mese, e appena sveglia ero indecisa su quale iniziare!  Ho letto solo qualche capitolo e dentro di me qualcosa si è risvegliato.

Il protagonista si trasferisce per tre mesi in una cascina in campagna.

Sperduta, silenziosa, pacifica.

È una casa affittata dall’amico appena deceduto, e il protagonista ci va ad abitare “quasi” per caso. Sarà un’occasione per trovare la quiete di cui ha bisogno. E scrivere un nuovo romanzo con tutte i buoni propositi della circostanza. Cosa c’è di meglio di una casa in campagna per ritirarsi nella solitudine e nella scrittura? …

Io non so di cosa parla questo libro, perché ho la strana abitudine di non guardare né trafiletti, né copertine. So soltanto che quella calma di cui parla il protagonista ha risvegliato i miei desideri nascosti.

 

perdermi nei pensieri … di quando ero adolescente e mi chiudevo in camera per scrivere dei racconti (orribili) e speranzosi (ma di che?).

perdermi nei pensieri … di quando credevo in qualcosa che ora non mi appartiene (e se tornassi indietro?) … di giustificazioni inutili e insensate, e di rassegnazione mista a vergogna.

e perdermi nei pensieri … di quando trovavo il tempo per far tutto, prolissa e melanconica (ma perché?) … di quando mi feci regalare una macchina da scrivere e mi esercitavo per ore …

 

Ora mi perdo solo nelle parole insignificanti che ripeto a me stessa ogni giorno … e nella voglia di non abbandonare i sogni e le passioni che ho sempre creduto mi appartenessero.

Ma cosa faccio per non farle sfuggire? NIENTE.