Archive for ‘amarezza’

novembre 7, 2012

Briciole di niente

Molte volte anche una parola di conforto ti cambia la giornata, ti fa sorridere.
Capita che a seconda di che cosa ti senti dire rivaluti ogni cosa, come se avesse poca importanza aver toccato una macchina per distrazione o continuare a non muovere il ginocchio a un anno e mezzo dall’operazione.  Come se non contasse nulla avere la dermatite al cuoio capelluto da quasi un mese, o essere ingrassata, o dover affrontare un intervento [stupido sì ma sempre da affrontare] in primavera.
Tutto questo può assumere un significato diverso, può anche trasformarsi in ottimismo se si ricevesse una parola di conforto.

Forse ti aiuterebbe a non pensare alle tue colpe, o a sentirti meno “impotente” se non riesci a fare qualcosa che invece vorresti tanto fare. Ti renderebbe più leggera senza doverti guardare allo specchio e dirti due parole di conforto da sola.
E magari penseresti che infondo c’è sempre di peggio!

Non succede.
Sei destinata a dare e ricevere in cambio briciole di niente.

Annunci
luglio 23, 2012

Spiritually

Quel che hai perso non sai
poi se lo ritroverai …

Spirituality

Alla lunga non puoi fingere di non avere un’anima. 
Una decisione presa è una decisione che devi portare avanti, è come una promessa che fatta a te stessa vale il doppio.
…perché c’è in ballo la tua dignità  e proprio a lei non devi dire no!

Ma non è colpa mia, non posso fare altro che soddisfare i miei desideri; che tanto l’essere ostinati e masochisti a me ha sempre portato ad avere sofferenze doppie.
E poi per cosa?
Non ne vale mai la pena, né quando resisti ad oltranza pur se non dovresti farlo, nè quando eviti di mandare tutto a quel paese per riprendere in mano la tua vera vita.
Non ne vale la pena. 
Nemmeno quest’ennesima volta.

luglio 14, 2012

Stordimento cronico

Mi confondo.
Respiro aspettando che passi questo stordimento.
Poi parto, e mi sembra di vivere un’altra vita.
Di quelle più serene e senza ostacoli, di quelle in cui non devo far vedere per forza chi sono. Si tratta solo di qualche giorno, ma aiuta.

Ritorno a casa e mi confondo di nuovo.
Perché ogni giorno sono chiusa in una vita che non è la mia.
Una vita che mi si incolla [troppo appiccicosa] in tutto il corpo e che mi impedisce di passeggiare tra le strade del mio amato paese con gli occhi della passione.
Quella passione che continua a far parte di me, che è solo repressa dentro.

Poi capita che una casa editrice mi regala un libro appena uscito in libreria.
Mi confondo ancora una volta.
É come un martellare dentro la mia testa, che mi dice “fallo, ce la puoi fare”.

Prima o poi la mia vita deve cambiare veramente, altrimenti questo fuoco che ho dentro non mi lascerà più in pace!

febbraio 12, 2012

Di un anno di lavoro..


Risparmiare è davvero difficile.
Anche se uno non vuole si ritrova a combattere duramente con le spese quotidiane, che se le dimentichi ti bussano alla porta e sono pronte a ricordarti le loro scadenze.
E allora succede che, anche se lavori e sei fortunata per questo, ance se non hai famiglia né figli da mantenere risparmiare è comunque difficile.

Perché hai passato tanto tempo a studiare e in un anno di lavoro non hai metabolizzato bene il vero significato dello stipendio.

E la voglia di guardare le vetrine e poi comprare quello che ti piace senza dover chiedere permessi, e non aspettare di aver accumulato gli euro necessari per l’acquisto dell’ultimo romanzo di un autore che ami, e fare [farti] regali, partire senza troppi pensieri…

Un anno di lavoro per una che non ha mai avuto uno stipendio è una dura prova con se stessi, con i propri umori e desideri, ma è anche una forte responsabilità.

Un anno di lavoro per me è paragonabile alla fondamenta di una casa. E tra le tante spese pazze e incontrollabili anche quel po’ di risparmio nel mio conto di banca è una soddisfazione, seppur minima. Perché non è mai abbastanza e con pochi soldi non acquisti nemmeno un box auto da riattare nel paese in cui il mercato immobiliare è più basso che mai.

Con i miei pochi risparmi non posso fare niente, solo aspettare o gettare la spugna.

Aspettare significa porsi un nuovo obiettivo per il 2012, accumulare mesi dopo mesi nuovi soldini, cambiare il modo di spendere lo stipendio, sacrificare quei desideri compulsivi di entrare senza troppi sensi di colpa nei negozi e nelle librerie, aspettare di comprare qualcosa per il futuro.

Gettare la spugna, invece, significa vivere alla giornata e non calcolare settimanalmente quanto si guadagna e come lo si spende.

Quel che sarà, sarà.

È dura risparmiare, frustante.
Un impegno quotidiano.
Una sconfitta.

gennaio 25, 2012

Spegnere la luce e ascoltare un po’ di musica

Vorrei che fosse oggi in un attimo già domani,
per reiniziare per stravolgere tutti i miei piani,
perché sarà migliore e io sarò migliore,
come un bel film che lascia tutti senza parole.

T. Ferro, La fine 

In questo mese di gennaio ho letto molto. Ho letto romanzi diversi per non pensare.
Quando ero nostalgica e triste prendevo un libro frivolo e spiritoso, quando ero serena e rilassata mi mettevo a leggere qualche pagina di un libro complicato e riflessivo.
Leggere mi ha aiutato a non pensare alla mia vita, mi ha fatto dimenticare che più passano i giorni più la mia sete di sogni svanisce.

Svanisce tutto.

L’ambizione. La speranza. Le illusioni.

Svanisce il percorso di studi, la lotta contro tutti quelli che credevano stessi perdendo tempo. Resta ben poco a cui aggrapparsi.

Trascorrere il mio tempo a leggere è come premere il tasto pausa e lasciare tutto com’è. Far scorrere via dal mio sangue assetato di più passioni e sogni tutto ciò che rende le giornate più dure, questa vita più dura.

… perché si può abbassare la testa con stile ed eleganza, ma ci si sta sempre piegando e lo si deve accettare con il groppo in gola.

Poi arriva un giorno in cui ti scoppia la testa, arriva una settimana in cui devi farti carico di silenzi svuotanti e indifferenti. In quel preciso momento non hai più voglia di leggere.

Non hai voglia di nascondere il viso sotto il cuscino né di accantonare le tue piccole e rare certezze. In quel giorno così tanto strano hai voglia solo di urlare, urlare a squarciagola che tutto questo NON è giusto.
Non è giusto e non lo meriti.

Non è giusto perché dev’essere sempre tutto in salita e devi puntualmente far credere che va tutto bene, che sei intoccabile.

Il cuore si sgretola pian piano e vorresti soltanto spegnere la luce e ascoltare un po’ di musica.

novembre 13, 2011

La cultura salvi l’Italia

Mi piacerebbe dirle che sarebbe bellissimo se oggi potesse essere la cultura a salvare l’Italia. Sarebbe un sogno. Se i romanzi e i film e i quadri e le poesie e le opere e le canzoni e persino la moda – si, anche la moda – potessero aiutare tutti a non perdere il lavoro e a non scivolare prima nella depressione e poi nella povertà. […] Così le prendo la mano e, accompagnato dalle note di Dylan, le chiedo se non le piacerebbe vivere in un mondo in cui tutti campassero solo di cultura, un mondo meraviglioso in cui si potrebbe pagare il macellaio con un racconto, il barista con una poesia, costruirsi una casa con un romanzo. Lei ride e mi dice che sarebbe una favola bellissima, e mi consiglia di scriverci un libro, su questa cosa del mondo fatto di cultura.

Edoardo Nesi – Storia della mia gente.

settembre 17, 2011

Aspetto la rinascita

Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita.

Philip Roth

Non dimentico di avere un blog su cui posso parlare liberamente di me. Spesso non scrivo proprio per questo. E’ molto più semplice fare finta di niente, lasciare perdere, non ricordare quanto le giornate siano piene di cose da dire. Non scrivo perchè significherebbe lasciare una traccia indelebile di questa mia nuova vita.

Aspetto la rinascita.

marzo 9, 2011

Una pedina come tante

In questi mesi non sono nè partita nè mi sono stancata di scrivere.
Sono stati mesi di rodaggio, mesi in cui giorno dopo giorno “ho dovuto” capire dove stavo andando.
… perché ogni cosa accade quando è stabilito … [forse]
… perché magari devo percorrere questa strada per poi capire se è quella sbagliata.
Eppure non è passato molto tempo da quando mi lagnavo di stare a casa, ho scritto per avere qualche soldino in più, e poi …………………….. ho trovato lavoro!
Così, dal nulla.
Sono uscita dalla palestra e ho trovato nel telefono un sms di un caro amico che mi chiedeva se stavo già lavorando e se nel caso ero interessata a fare una chiacchiererata per un ipotetico lavoro. Senza dargli troppa importanza ho vissuto una bella fine dell’anno e ho pensato a quanto è bello ricredersi sulla vita.
… perché a fine anno tutto quello che avevo perso l’ho ritrovato.
A POCO A POCO.
Con gioia e amore.

E poi è arrivato gennaio, un mese esplosivo e frettoloso, di quelli che non ti danno il tempo di capire che quel mese lì non lo rivivrai MAI più, un gennaio che in questo preciso momento vorrei sentire appiccicato alla mia pelle, per ricordare cosa si sente a non essere più studentesse, ad inserirsi nel mondo del lavoro e non poter tornare più indietro.
Cambiare vita senza decidere.

Non poter scegliere su niente, accontentarsi.
E ri-apprezzare il silenzio. Tornare indietro con gli anni e amare nuovamente il silenzio.
Lavorare. Ascoltare.  Capire come funziona.
Capire che è bello sentirsi indipendenti e uguali agli altri, ma è anche tutto troppo veloce, e abituarsi non è facile.

Non è facile sentirsi uguale agli altri, alienarsi a certi schemi, alla quotidianeità invernale di un lavoratore; non è facile capire che sei diventata una pedina come una delle tante.

Eppure per certi aspetti è anche bello.
E’ bello sapere che riceverei uno stipendio alla fine del mese, che sei finalmente libera di fare tutto ciò che vuoi.

Mi devo solo abituare ad essere ufficialmente una lavoratrice.

novembre 17, 2010

schiaffi a cinque dita

Capì al volo che da noi le parole sono piombo, riso e lacrime
capì che contano più della vita e della morte.
Da noi le parole sono tutto: la vita che nessuno vive,
l’attesa di un motivo per attaccare o subire, la morte che nessuno vuole.

Salvatore Niffoi

Come spesso mi succede nell’ultimo periodo provo vergogna.
Vergogna per i giovani che non hanno speranze. Per chi crede che si lavori solo se conosci qualcuno “che ti offre” un bel calcio nel sedere. Per chi non crede in quello che fa. Per chi fugge dal proprio destino perché è più semplice, e trova una scappatoia, una qualunque.
Ogni giorno che passa la lista su tutto lo schifo che vedo e provo aumenta.

Ed è per questo che adoro i cinici.
Adoro chi non crede più [o chi non ha mai creduto], chi vive guardandosi sempre le spalle, chi pensa che gli amici non esistono, perché sono proprio i primi a ferirti.
Adoro chi non ci gira intorno, chi si adatta al sistema, chi non moralizza su una meritocrazia che non esiste né mai esisterà, chi non sa cosa è il buonismo ma ha vissuto senza rispettare le regole ed è andato avanti.
E passo i giorni a chiedermi qual è il segreto per smettere di pensare, per smettere di sentirsi stanchi di questo meccanismo.

… che di lezioni da persone ciniche ne prenderei volentieri senza pentimenti né perché … e di schiaffi a cinque dita ne vorrei molti, per smettere di essere quella che sono.

Mi chiedo quale sarà la mia strada, quando mi stancherò di lottare e aspettare, mi chiedo quando toccherà agli altri vergognarsi. Vergognarsi per i giovani senza speranze.