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novembre 17, 2010

schiaffi a cinque dita

Capì al volo che da noi le parole sono piombo, riso e lacrime
capì che contano più della vita e della morte.
Da noi le parole sono tutto: la vita che nessuno vive,
l’attesa di un motivo per attaccare o subire, la morte che nessuno vuole.

Salvatore Niffoi

Come spesso mi succede nell’ultimo periodo provo vergogna.
Vergogna per i giovani che non hanno speranze. Per chi crede che si lavori solo se conosci qualcuno “che ti offre” un bel calcio nel sedere. Per chi non crede in quello che fa. Per chi fugge dal proprio destino perché è più semplice, e trova una scappatoia, una qualunque.
Ogni giorno che passa la lista su tutto lo schifo che vedo e provo aumenta.

Ed è per questo che adoro i cinici.
Adoro chi non crede più [o chi non ha mai creduto], chi vive guardandosi sempre le spalle, chi pensa che gli amici non esistono, perché sono proprio i primi a ferirti.
Adoro chi non ci gira intorno, chi si adatta al sistema, chi non moralizza su una meritocrazia che non esiste né mai esisterà, chi non sa cosa è il buonismo ma ha vissuto senza rispettare le regole ed è andato avanti.
E passo i giorni a chiedermi qual è il segreto per smettere di pensare, per smettere di sentirsi stanchi di questo meccanismo.

… che di lezioni da persone ciniche ne prenderei volentieri senza pentimenti né perché … e di schiaffi a cinque dita ne vorrei molti, per smettere di essere quella che sono.

Mi chiedo quale sarà la mia strada, quando mi stancherò di lottare e aspettare, mi chiedo quando toccherà agli altri vergognarsi. Vergognarsi per i giovani senza speranze.