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febbraio 12, 2012

Di un anno di lavoro..


Risparmiare è davvero difficile.
Anche se uno non vuole si ritrova a combattere duramente con le spese quotidiane, che se le dimentichi ti bussano alla porta e sono pronte a ricordarti le loro scadenze.
E allora succede che, anche se lavori e sei fortunata per questo, ance se non hai famiglia né figli da mantenere risparmiare è comunque difficile.

Perché hai passato tanto tempo a studiare e in un anno di lavoro non hai metabolizzato bene il vero significato dello stipendio.

E la voglia di guardare le vetrine e poi comprare quello che ti piace senza dover chiedere permessi, e non aspettare di aver accumulato gli euro necessari per l’acquisto dell’ultimo romanzo di un autore che ami, e fare [farti] regali, partire senza troppi pensieri…

Un anno di lavoro per una che non ha mai avuto uno stipendio è una dura prova con se stessi, con i propri umori e desideri, ma è anche una forte responsabilità.

Un anno di lavoro per me è paragonabile alla fondamenta di una casa. E tra le tante spese pazze e incontrollabili anche quel po’ di risparmio nel mio conto di banca è una soddisfazione, seppur minima. Perché non è mai abbastanza e con pochi soldi non acquisti nemmeno un box auto da riattare nel paese in cui il mercato immobiliare è più basso che mai.

Con i miei pochi risparmi non posso fare niente, solo aspettare o gettare la spugna.

Aspettare significa porsi un nuovo obiettivo per il 2012, accumulare mesi dopo mesi nuovi soldini, cambiare il modo di spendere lo stipendio, sacrificare quei desideri compulsivi di entrare senza troppi sensi di colpa nei negozi e nelle librerie, aspettare di comprare qualcosa per il futuro.

Gettare la spugna, invece, significa vivere alla giornata e non calcolare settimanalmente quanto si guadagna e come lo si spende.

Quel che sarà, sarà.

È dura risparmiare, frustante.
Un impegno quotidiano.
Una sconfitta.

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