Paese che va, paese che vieni …

Le ore scorrono studiando analisi delle politiche urbane.

Un libro pesante, sociologico e letto con l’ansia dei pochi giorni di tempo per preparare l’esame. Eppure, sarò matta, ma a me queste cose che leggo piacciono.

Mi sembra di spostarmi dalla mia stanzetta e correre tra luoghi che non conosco. Luoghi che non ho mai visitato e che ho sempre avuto voglia di respirare.
… Come se ogni qualvolta toccassi le parole di quelle pagine, io potessi vedere nuove vite.

Mi piace pensare che un giorno, in un futuro lontano, potrò visitare Tokyo e New York, città globali per eccellenza. Mi piace pensare che una linea progettuale non resti campata in aria, e la metropolizzazione di cui tanto si parla la sentissi veramente mia.

Perché conoscere le città, la sradicazione culturale di certi popoli, la dislocazione post industriale le vorrei sentire almeno per una volta mie.

 

E’ capitato di sentirmi dire che non sono uscita dal paesino in cui vivo, e che non conosco certi modi di vivere. Chissà se è veramente così, magari io non mi sbaglio.

…. Perché anche se devi viverci in un luogo per sentirlo veramente tuo, puoi anche conoscerlo a metà se di esso te ne interessi … e magari non sarai mai un newyorkese, ma questo ha importanza?

 

Studiare il consumo delle città mi ha fatto riflettere su un’altra cosa più concreta della voglia di viaggiare. I miei pensieri sono andati oltre all’idea di città, ma come un piccolo picchio martellante mi hanno ricordato il futuro.

Niente sete di Peter pan, però ……………………….è umano chiedermi dove sarò appena laureata?

Gli sgoccioli creano ansie e paure incontrollabili, e “guardare” ad una meta di non ritorno non aiuta.

È probabile che sarò ben lontana da dove sono ora, e lo studio per un esame non dovrebbe ricordarmi certe preoccupazioni.

Uffa, uffa, uffa.

Visitare una città significa anche consumarla partecipando ai suoi ritmi di vita, ai suoi accadimenti, cogliendo tutti gli stimoli che essa offre, facendone esperienza, scoprendone i luoghi e i riti “segreti”, affiliandosi a essa, patria di un giorno o di una settimana, mito del ricordo e del ritorno.

A.Mazzette,

La metropoli consumata

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12 commenti to “Paese che va, paese che vieni …”

  1. Aiuto, gli sgoccioli e l’ansia di non sapere cosa ne sarà di te fra pochi mesi! Ma è un bel brivido, te l’assicuro!

  2. Si? perchè è un bel brivido?

  3. Si, lasciatelo dire da una che fra 5 mesi è disoccupata e dovrà reinventarsi! Spaventa, è vero, ma mi attira il fatto che debba reinventarmi in qualche modo

  4. Si però a me i pensieri vengono su quale sarà la meta del mio futuro. dove vivrò?

    Perchè sarai disoccupata? scade il contratto?

  5. in bocca al lupo per il tuo esame. E’ sempre bello interessarsi alle culture che circondano il nostro mondo, ci sono luoghi che seppure distanti sono più vicini a noi di quanto sembrano…

    Un caro abbraccio.

  6. l’ansia è sempre ben celata in noi esseri umani
    quando qualcosa ci tormenta eccola lì, far capolino da chissà dove
    tempo vissuto tra una nuvola e l’altra
    e poi, in un lampo, tutto passa
    è già ora di voltar pagina
    bellissimo leggere quelle letture che ti permettono di volare via con la fantasia
    oltre il lecito, oltre l’iilecito…
    un in bocca…. 😀 crepi!!

  7. * maxilpoeta: E’ vero, quando leggevo pensavo che non era poi così impossibile andare in quei luoghi magici. e poi ora con la tecnologia si fanno grandi cose. 🙂
    Aspetterò il teletrasporto eh? 🙂

    * ioPat: Se poi le letture che ti fanno volare le devi studiare è pure più bello, no?
    crepi il lupo.

  8. .. sogni,
    però è il bello della vita,
    una carezza

  9. Leggevo un libro… The Secret: Il Segreto. Pare che basti visualizzare nella mente ciò che si desidera (quindi non desiderarlo e basta) e tutto ciò in tempi non troppo lunghi, avverra. Sarà vero?! non lo so, però è bello pensarlo… Magari i sogni son desideri e sarebbe bello che domani i desideri fossero realtà!

  10. Senti, tu lo vuoi veramente sapere cose ci ho fatto e cosa ancora ci sto facendo io con il mio bellissimo diploma di laurea? no, che non lo vuoi.

    marò, come mi ci rode… la carta è così ruvida che quando mi pulisco mi irrita le chiappe.

    ma ono ottimista, spero che quello che prenderò con la spezialistica sia stampato su carta migliore.

  11. * FallenAnGeL83: Io credo che non sia vero, ma fai finta che non l’ho detto …

    * crautoviola:Io non penso che la carta della laurea specialistica sia migliore… e dire che dicono che è pergamena. bleah

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