Se Heidi perde la pazienza

Aspettare che passi.

… perché quando si è nel pieno di una fase di cambiamento [e se in questa fase di cambiamento ci sei dentro fino a sentirti sommersa, confusa e inerme] non puoi fare niente.
Trascorri le giornate in attesa di un segnale, di un aiuto da parte di una persona cara che ti conosce bene, attendi una parola di conforto.

E anche se tutto dipende da me io non sono ancora pronta. Ho pensato tante volte di scrivere per consolazione, ma non sapevo come farlo. Le parole non erano mai abbastanza. Il peso che sento non riesco a sconfiggerlo e mi sembra di lottare contro qualcosa che non ha una soluzione.
Mi accorgo che l’unica decisione sensata che potrei prendere in questo momento è quella di andarmene e lasciar perdere.

… perché non si può lavorare nove ore al giorno con persone che si mettono in competizione con te solo perché hai una laurea e un cervello migliore di quello che hanno loro. Non si può lavorare con persone che ogni giorno hanno un carattere diverso, un pensiero completamente opposto a quello del giorno prima, con chi sfoga le proprie frustrazioni sugli altri perché appaiono sereni ed equilibrati.
Si tratta di una lotta contro il tempo e mi chiedo quanto resisterò.
E non è colpa mia se ho costruito tante belle cose, se le persone mi vogliono bene. Questo non può essere un peso. Non è una colpa essere amata e stimata. Sono stanca di sentire commenti cinici e invidiosi sul mio stile di vita, così come sono stanca di essere sgridata per qualcosa che non ho fatto. Sono stanca di stare a contatto con gente che parla sempre degli altri senza farsi un esame di coscienza, con gente ottusa che crede di avere una posizione ed è convinta di poter esercitare su di me un qualsiasi potere. Non ho studiato per farmi zittire e comandare a bacchetta come se fossimo ai tempi del fascismo, non sono obbligata a stare in silenzio.

Non sono più capace di stare a contatto con persone mediocri e superficiali che sfogano la loro insoddisfazione su di me. Non sono più capace di andare avanti e stringere i denti con il sorriso.
Di ascoltare in silenzio.
Di fare spallucce alle provocazioni.
Di doverla pensare per forza come gli altri.

La mia vita la vivo diversamente e non voglio confondermi con certi meccanismi malsani. Non ho più voglia di essere chiamata Heidi da persone che non sanno nulla di me.
È arrivata l’ora di tirarsela.

Annunci

3 commenti to “Se Heidi perde la pazienza”

  1. In questo periodo di cambiamenti (evoluzioni) personali, quelli che restano indietro sono sempre di più e sono sempre meno disposti ad accettare il cambiamento altrui.
    Ecco che la cultura del “grande fratello” (la trasmissione TV intendo, non il bellissimo racconto) la fa da padrone e diventi qualcuno solo se sei un idiota ignorante che da in escandescenze in tv. Tutto il resto non ha titolo ad esistere…
    Ma non è proprio così, in realtà… spiriti liberi e cervelli pensanti esistono e proprio in virtù della loro sensibilità soffrono della vicinanza con certi elementi.
    Non saprei cosa consigliarti, purtroppo il lavoro è necessario e troppe volte occorre ingoiare rospi pur di portare a casa la pagnotta. Su tutto il resto vale la pena di non ingoiare niente e dire chiaramente quel che si pensa, si perderanno rapporti, forse, ma si tratterà certamente di rapporti inutili.
    In questi casi, e sapendolo fare, la cosa più divertente è prendere in giro quelli che ci prendono di mira, nella maggior parte dei casi non capiranno nemmeno che li stai prendendo in giro ma nel frattempo tu non ti lascerai innervosire…
    Poi può sicuramente aiutare il vivere a “compartimenti stagni”: una cosa il lavoro, un’altra la vita…
    Namaste, mia cara Vedovascalza 😉
    Claudio

  2. Ti dirò che io sono un po’ come te… ho ingoiato tanti rospi al lavoro e ho sempre mollato dove non mi sentivo gratificata. Non economicamente ma dove l’ambiente non era sereno. Era tutto diverso invece dove c’erano colleghe carine e affettuose e non importava se guadagnavo anche qualche soldo in meno ma l’armonia è fondamentale per poi tornare a casa serene e sentirsi appagate. Stringi i denti finchè puoi ma guarda sempre avanti in cerca di un’occasione lavorativa che senti più adatta a te. Come si dice… “Chiusa un porta si apre un portone”. 🙂

  3. Ancora arrabbiata?
    Ho letto questo post tempo fa e me lo ritrovo come ultima tua pubblicazione.
    A suo tempo non ho commentato, forse non ne avevo voglia o stimolo, ora posso dirti però quello che pensai (e che pendo tutt’ora) in merito..

    “Sfoghi così capitano per l’assurdità delle persone che incontriamo.
    Sorridere, andare avanti e essere consci del nostro vivere bene”

    Un saluto…
    Johnatan

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: