Una pedina come tante

In questi mesi non sono nè partita nè mi sono stancata di scrivere.
Sono stati mesi di rodaggio, mesi in cui giorno dopo giorno “ho dovuto” capire dove stavo andando.
… perché ogni cosa accade quando è stabilito … [forse]
… perché magari devo percorrere questa strada per poi capire se è quella sbagliata.
Eppure non è passato molto tempo da quando mi lagnavo di stare a casa, ho scritto per avere qualche soldino in più, e poi …………………….. ho trovato lavoro!
Così, dal nulla.
Sono uscita dalla palestra e ho trovato nel telefono un sms di un caro amico che mi chiedeva se stavo già lavorando e se nel caso ero interessata a fare una chiacchiererata per un ipotetico lavoro. Senza dargli troppa importanza ho vissuto una bella fine dell’anno e ho pensato a quanto è bello ricredersi sulla vita.
… perché a fine anno tutto quello che avevo perso l’ho ritrovato.
A POCO A POCO.
Con gioia e amore.

E poi è arrivato gennaio, un mese esplosivo e frettoloso, di quelli che non ti danno il tempo di capire che quel mese lì non lo rivivrai MAI più, un gennaio che in questo preciso momento vorrei sentire appiccicato alla mia pelle, per ricordare cosa si sente a non essere più studentesse, ad inserirsi nel mondo del lavoro e non poter tornare più indietro.
Cambiare vita senza decidere.

Non poter scegliere su niente, accontentarsi.
E ri-apprezzare il silenzio. Tornare indietro con gli anni e amare nuovamente il silenzio.
Lavorare. Ascoltare.  Capire come funziona.
Capire che è bello sentirsi indipendenti e uguali agli altri, ma è anche tutto troppo veloce, e abituarsi non è facile.

Non è facile sentirsi uguale agli altri, alienarsi a certi schemi, alla quotidianeità invernale di un lavoratore; non è facile capire che sei diventata una pedina come una delle tante.

Eppure per certi aspetti è anche bello.
E’ bello sapere che riceverei uno stipendio alla fine del mese, che sei finalmente libera di fare tutto ciò che vuoi.

Mi devo solo abituare ad essere ufficialmente una lavoratrice.

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4 commenti to “Una pedina come tante”

  1. come ti capisco.. !  il primo periodo è sempre il più complesso a livello mentale.. poi ci si abitua, si diventa un pò abitudinari.. e un pò monotoni.. però pur sempre "liberi"..  (by alb)

  2. E' il periodo più strano perchè il tuo tempo improvvisamente non viene più gestito da te ma dagli orari del lavoro. Però, hai detto bene, trovarsi lo stipendio a fine mese cambia la vita.
    Pensa che io all'inizio, lavorando tutto il giorno, non sapevo nemmeno come spenderli quei soldi! Ero abituato a vivere con poco e uno stipendio vero non lo avevo mai visto. Per mesi ho accumulato soldi in banca. ci ho messo un po' a capire come spenderli…

  3. * Alb: Hai detto bene, si diventa un po' monotoni. Ero abituata che ogni giorno facevo qualcosa di diverso da quello precedente, coltivavo le mie passioni in maniera smisurata e quasi totale. Ora non resta [quasi] niente del passato. 

    * Topperblog: Sai che anche a me viene male capire come posso spendere lo stipendio? Credevo che il primo stipendio lo avrei speso tutto senza rendermente conto e invece non è stato così. Quando studiavo facevo delle liste su quello che mi sarebbe piaciuto comprare. Strano come ora non abbia nè liste nè so come spendere. 

  4. Ci si ritrova ad assaporare gli attimi.. =)
    Ma allo stesso tempo c'è poco spazio per i progetti..

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